E se la scuola fosse un “gioco da ragazzi”? Scopriamo un progetto ludico in ambito scolastico

Un esperimento di introduzione dei giochi da tavolo e di ruolo in un istituto superiore.

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scuola gioco tavolo

Oggi ho la fortuna di intervistare Marco Beccaria, insegnante presso il liceo “Alessandro Volta” di Castel San Giovanni (PC) un liceo scientifico/linguistico/delle scienze umane che ha sviluppato un progetto molto particolare e che mi ha colpito parecchio, sia per le finalità che per i modi in cui è stato sviluppato.

L’idea, in estrema sintesi, è stata quella di allestire una “ludoteca scolastica” a disposizione dei ragazzi dell’istituto.

Ma vediamo insieme a Marco come si è sviluppata questa esperienza.

P: Ciao Marco, grazie per la tua disponibilità, ci racconti cosa hai realizzato e cosa intendi per “ludoteca scolastica”?

M: la ludoteca scolastica del liceo “Alessandro Volta” è una collezione di giochi da tavolo e di ruolo, accessibile ai docenti e agli studenti del nostro istituto esattamente come una più tradizionale biblioteca. Il suo scopo principale è quello di consentire un’attività extracurricolare intitolata “Giocare con la mente”: un pomeriggio a settimana un gruppo molto nutrito di studenti si ritrova nei locali della scuola e trascorre qualche ora giocando.

In questo momento abbiamo ben quattro gruppi di ragazze e ragazzi che stanno dando vita una vera propria campagna di gioco di ruolo in ambientazione fantasy, e tre gruppi che si cimentano ogni volta con un gioco da tavolo diverso. Ma la ludoteca non esaurisce così la sua funzione: essendo una risorsa permanente che resta a disposizione della scuola, è accessibile da parte di qualsiasi studente o docente, che anche in orario curricolare può prelevare un gioco e utilizzarlo per attività in classe o nei tempi morti della vita scolastica (ore buche, supplenze…).

P: Come nasce questa tua idea?

M: io sono un appassionato di giochi da tavolo e di ruolo fin da quando ero ragazzo. Ho cominciato a giocare a D&D nel 1982, a 14 anni, quando ancora non esisteva nemmeno l’edizione italiana, e fin dai primi anni del liceo possedevo una collezione di giochi di strategia (perlopiù wargames) di tutto rispetto. Quattro anni fa, nel pieno della “D&D Renaissance” spinta dall’avvento della quinta edizione e dal boom dei gruppi social e dei canali YouTube dedicati al gioco, ho conosciuto Nate, un simpatico ragazzone del Michigan che oltre a essere un personaggio molto conosciuto all’interno della community degli appassionati di D&D, fa il mio stesso lavoro, cioè insegna storia ed educazione civica in una high school, e che ha avuto l’idea di proporre ai suoi studenti un’attività didattica legata al gdr. Gli ho scritto, abbiamo cominciato a scambiarci idee ed è maturato il progetto di proporre la stessa cosa nel mio liceo. La mia preside ha accolto con curiosità e grande interesse l’iniziativa e così abbiamo cominciato. Pensavo che l’inizio sarebbe stato un po’ in sordina, e invece mi sono trovato subito con 40 studenti iscritti, di tutte le età dai 14 ai 19 anni, alcuni provenienti anche da altre scuole (avevano saputo dell’iniziativa grazie ai social e a un po’ di passaparola). Dal gioco di ruolo, negli anni successivi, siamo passati anche ai giochi da tavolo, ed eccoci qua.

P: Quali sono le finalità del progetto e nel dettaglio quali sono gli obiettivi didattici a cui ambite con questa iniziativa?

M: l’idea di fondo è che il gioco sia di per sé una forma di apprendimento. Basta pensare a come tutti noi, nei primi anni di vita, tramite il gioco impariamo e acquisiamo tutte le abilità, le capacità e le competenze essenziali per stare al mondo: da camminare, a manipolare gli oggetti che ci circondano, a relazionarci con gli altri. Poi, stranamente, questo approccio ludico viene perlopiù abbandonato non appena il bambino entra a scuola, ed è un peccato. Il nostro progetto, in buona sostanza, si ripromette di recuperare questa valenza formativa ed educativa del gioco. Più nello specifico, i giochi che proponiamo ai nostri studenti sono scelti tra quelli che richiedono e sviluppano capacità “trasversali” alle singole discipline e materie scolastiche, che sono preziosissime e troppo spesso nella scuola italiana vengono date per implicite, senza che vengano messi in atto percorsi specifici per svilupparle. Per fare un breve elenco non esaustivo: capacità logico/deduttive, capacità di elaborare una strategia, capacità di cooperazione per affrontare un problema, creatività, immaginazione, inventiva, capacità di esprimersi con efficacia, pensiero laterale, progettualità…

P: Quali finanziamenti hai sfruttato per realizzare questa ludoteca all’interno della scuola?

M: per i primi due anni abbiamo supportato il progetto con risorse della scuola.

Ovviamente, abbiamo lavorato molto in economia, concentrandoci sui giochi di ruolo e sulla possibilità di scaricare (legalmente) materiali online. Quest’anno, invece, abbiamo ottenuto un finanziamento nell’ambito del PON (Piano dell’Offerta Nazionale 2014-2020), che altro non è che un programma nazionale di investimenti nel sistema scolastico che attinge al Fondo Sociale Europeo. Evidentemente il nostro progetto è piaciuto, e in effetti corrisponde in pieno a quelle che sono le linee indicate in ambito europeo circa lo sviluppo di competenze e capacità ritenute fondamentali per i cittadini europei e per lo sviluppo sociale, economico e culturale dell’Unione. Il finanziamento, davvero generoso, ci è servito per fare un vero e proprio salto di qualità e arrivare a creare la nostra ludoteca, che oltre a servire per il progetto in questione rimarrà permanentemente a disposizione della scuola, permettendo di diffondere la cultura del gioco come ambito di apprendimento.

P: Come ti sei mosso per scegliere i giochi da acquistare?

M: innanzitutto ho studiato, perché sulla questione del gioco come veicolo di apprendimento ormai esiste una letteratura abbastanza ponderosa. Poi ho cominciato a ragionare su quali, tra i tanti giochi in commercio, fossero più adatti ai nostri scopi. Ho cercato di combinare la mia esperienza personale con quella dei tanti altri appassionati di giochi da tavolo e giochi di ruolo. In questo senso, i social sono stati una risorsa preziosa: essendo iscritto a diversi gruppi di discussione tra appassionati, ho chiesto consigli e opinioni in merito, spiegando che cosa stavamo cercando di realizzare. Ho ottenuto risposte competenti e anche tanto incoraggiamento, a riprova che i social, in alcuni casi, possono essere una straordinaria risorsa e non solo una perdita di tempo o un’occasione di alienazione. Infine, ho “sfruttato” il consiglio di qualche operatore del settore che ho la fortuna di conoscere.

P: Quali titoli hai scelto e perché?

M: Al momento la nostra ludoteca comprende una ventina di titoli, e prevediamo di espanderla nei prossimi anni, un po’ per volta. Per quanto riguarda i giochi da tavolo, ho privilegiato giochi collaborativi o semicollaborativi, per spingere i ragazzi a cooperare e lavorare insieme alla ricerca di strategie vincenti e soluzioni di problemi. Si va dal gioco di carte cooperativo Hanabi, a The Game, alle simulazioni di “escape room” (Deckscape, Unlock!), ai classicissimi Dixit e Concept, a titoli più impegnativi come Lettere da Whitechapel o Pandemic, e anche a un paio di concessioni a una veste grafica e a materiali molto accattivanti come per Room 25 o la versione base di Zombicide. Tra gli obiettivi didattici, oltre a quelli che ho indicato in precedenza, ce n’è un altro fondamentale: giocare è un’attività di socializzazione primaria e potentissima. Alcuni dei ragazzi che frequentano il progetto erano un po’ chiusi, timidi, non troppo propensi a prendere l’iniziativa o a instaurare relazioni con i loro pari. Per tanti di loro far parte del progetto ha significato, anzitutto, farsi degli amici, conoscere coetanei con i loro stessi interessi, sentirsi meno “diversi” ed emarginati. E questa cosa è davvero molto bella e positiva.

P: Da quanto è attivo il progetto, quali ragazzi vede coinvolti e perchè?

M: il progetto è iniziato tre anni fa, ma come dicevo sopra quest’anno ha fatto il “salto di qualità” grazie ai finanziamenti europei. I ragazzi iscritti all’attività extracurricolare “Giocare con la mente” sono 30, ma quelli che partecipano alle sessioni di gioco sono anche di più, una quarantina. E la ludoteca, potenzialmente, può essere usata da tutti gli studenti del nostro liceo.

P: Come è stato accolto dai ragazzi?

M: benissimo, con grande entusiasmo. Giocare è divertente, e il fatto che a proporlo sia la scuola – cioè un ambito che di solito non viene associato al concetto di divertimento – crea nei ragazzi una piacevole sensazione che spesso mi è stata da loro manifestata, un misto di stupore e gratitudine.

P: Le tue valutazioni a caldo di questo esperimento? Quali obiettivi sono stati raggiunti?

M: il corso di quest’anno è, più o meno, a metà del suo svolgimento. La valutazione della sua efficacia è molto articolata, e prende in considerazione diversi fattori. Per esempio, per ciascuno studente abbiamo compilato – io e tutti i colleghi che mi stanno aiutando – una scheda di osservazione iniziale che mettesse a fuoco una serie di parametri, dalla propensione alla socializzazione alla capacità di imparare dai propri errori, dalla tendenza a esercitare leadership tra pari alla capacità di affrontare situazioni problematiche, eccetera.

Ci sarà, ovviamente, un’analoga scheda di fine corso, per poter misurare i cambiamenti intercorsi. Un altro fattore che utilizziamo per la verifica dell’efficacia dell’attività è comparare le valutazioni disciplinari in alcune aree chiave (materie scientifiche, italiano…) a inizio e a fine progetto, per capire se e quanto un’attività del genere aiuti i ragazzi a diventare anche più “performanti” nella normale attività scolastica. Guardando all’attività degli anni scorsi, devo dire che i risultati sono stati molto positivi, sia in termini relazionali che nello sviluppo di competenze e capacità nei ragazzi.

P: Si è evoluto in maniera diversa da quel che pensavi?

M: sì, sono già successe alcune cose abbastanza sorprendenti. Per esempio, in un paio di casi mi è capitato che classi nelle quali sono andato a fare un’ora di supplenza mi chiedessero di loro iniziativa, senza che io ne facessi menzione, di poter prendere una scatola e giocare. Non mi aspettavo che la ludoteca potesse entrare così in fretta (dopotutto, esiste solo da qualche mese) nelle “abitudini” didattiche.

P: Curiosità: come trattano i giochi da tavolo i ragazzi? Ne hanno cura e li vedono come risorsa per chi verrà dopo di loro o li maltrattano?

M: devo dire che i ragazzi sono molto ben educati e attenti a preservare l’integrità dei giochi e dei loro materiali, e anche a rimettrere tutto in ordine dopo aver giocato: sia i componenti del gioco entro la scatola, sia la classe. I più grandi responsabilizzano i più piccoli.

P: Puoi dare qualche consiglio a chi vuole realizzare un progetto simile?

M: partire dal piccolo e pensare di crescere in una prospettiva di diversi anni.

P: Dove cercare possibili bandi al fine di finanziare una proposta analoga?

M: il PON di cui parlavo prima pubblica numerosi bandi tramite i quali è possibile finanziare un’attività del genere. Tutte le indicazioni e i bandi si trovano sul sito del Ministero dell’Istruzione, a questo link: www.istruzione.it/pon/

P: Ti ringrazio per il tempo che ci hai dedicato e rinnovo i miei complimenti per il progetto e per come hai realizzato il lavoro di ricerca dei giochi da tavolo proposti.

M: grazie! Sono molto contento del fatto che questo progetto susciti curiosità e attenzione.


1 commento

  1. Caro Prof,
    grazie mille per averci dato questa possibilità.
    Da piccola passavo i miei pomeriggi sui forum a giocare di ruolo (che cosa nerd) e quando, in terza, ha chiesto in classe se fossimo interessati, ero al settimo cielo.
    L’attività svolta, oltre che ad essere divertente, mi ha aiutata ad aprirmi ed esprimermi meglio a livello orale.
    Grazie di tutto, non dimenticherò mai questi pomeriggi passati ad essere un’elfa necromante.

    Voto esperienza: 42/10

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