Vediamo insieme uno storico gioco da tavolo che ancor ai giorni nostri rimane uno dei più validi, oltre ad aver scolpito la storia dei giochi di società segnandone il percorso nel tempo.

Stiamo chiaramente parlando del gioco degli scacchi di cui tutti conoscono le regole e giocano a tal punto da realizzare tornei in tutto al mondo e svilupparne modalità di gioco alternative e, come vedremo, in alcuni casi decisamente particolari.

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In questo articolo proveremo ad esaminare l’argomento “Scacchi” nella sua interezza e quindi non solo nelle regole e strategie di gioco, ma anche in relazione a tutta la cultura che si è sviluppata dietro a questo gioco da tavolo e che vi farà comprendere perché ne sono state sviluppate decine di (più o meno) differenti versioni.

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Descrizione del Gioco

Gli scacchi sono un gioco da tavolo essenzialmente di strategia. Nato in India più di 1500 anni fa, il gioco da allora si è diffuso in tutto il mondo, diventando uno dei giochi più popolari di sempre nonostante la sua complessità. Infatti, seppur semplicissimo nelle sue meccaniche di base, il gioco degli scacchi permette l’elaborazione di strategie eterogenee e articolate. In altre parole per giocare bene a scacchi bisogna essere intelligenti, tanto che di chi gioca benissimo si parla di “genio degli scacchi”.

Gioca a scacchi e conoscerai la libertà. (C. Schwarz)

Eppure gli scacchi apparentemente sembrano una cosa semplice: sulla scacchiera (così è chiamata la superficie di gioco) sono disposti 32 pezzi, 16 per giocatore. Ogni turno, un giocatore sposta uno dei pezzi di cui dispone. Ogni pezzo, come vedremo meglio dopo, ha funzioni e possibilità di movimento diverse, ma tutti possono essere catturati dall’avversario. L’obiettivo? Catturare il pezzo più importante di tutti: il Re.

La storia dietro ad una partita

Ogni partita di scacchi è astrattamente ambientata in un regno feudale dove due eserciti, comandati dai rispettivi Re, si scontrano su un campo di battaglia, rappresentato ovviamente dalla scacchiera. Ogni Re avrà così a disposizione diverse truppe, dalle differenti abilità e in numero variabile, per vincere la sua guerra.

I Cavalli sono la cavalleria, gli Alfieri sono gli arcieri, le Torri sono l’artiglieria e la Regina è il mago. (Aagaard)

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Posizione in classifica

Questo gioco da tavolo è presente nelle nostre classifiche relative a:

Andamento in classifica nel tempo

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Scheda tecnica

Età minima 6 anni
Giocatori 2
Preparazione 1 minuti
Durata minima 60 minuti
Difficoltà Media
Influenza fortuna Bassa
Consigliato per Famiglie, Bambini, Adulti
Obiettivi educativi Pensiero logico, Concentrazione, Combinare
Ambientazione Storica
Tipologia Strategico
Classificazione Gioco di ambientazione
Nome internazionale Chess
Anno pubblicazione 1475
Produttore Dal Negro

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Nella scatola base

  • una scacchiera o plancia di gioco
  • 16 pezzi bianchi
  • 16 pezzi neri
  • le regole

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Le regole di Scacchi

Cerchiamo di capire un po’ meglio come si gioca a scacchi, cioè quali siano le sue regole. Innanzitutto, come abbiamo detto, a scacchi si gioca in due, a turni. I giocatori si dividono i due “eserciti”, l’uno prendendo i 16 pezzi bianchi, l’altro i 16 pezzi neri. I pezzi vengono poi messi sulla scacchiera, ognuno nella sua obbligatoria casella (o meglio “casa”) di partenza. Infatti la scacchiera è una tavola quadrata divisa in 64 caselle di colore alternato e i due eserciti stanno ai lati opposti della tavola, ogni pezzo nella sua casa. Una volta ordinati i pezzi sulla scacchiera, il giocatore con i pezzi bianchi può effettuare la sua prima mossa.

Non affrettarti mai a fare qualche cosa che poi non potrai mai disfare.

Ma quali sono questi pezzi? Ebbene, tra i 16 di ogni esercito figurano: 8 pedoni, 2 cavalli, 2 alfieri, 2 torri, 1 regina e 1 re. Ad ogni turno il giocatore può muovere uno qualsiasi, ma solo uno, dei suoi pezzi, tenendo conto solo di una semplice regola: nessun pezzo può andare ad occupare una casella in cui è già presente un altro pezzo del suo stesso esercito.

Il pezzo può quindi essere mosso o in una casa libera, o in una occupata da un pezzo dello schieramento avversario: in questo caso il pezzo nemico verrà “catturato“, cioè eliminato dalla scacchiera, mentre il pezzo mosso prenderà il suo posto. Come anticipato, la partita finisce quando il Re dello schieramento nemico viene catturato, ma questo lo chiariremo meglio in seguito.

La scacchiera, ovvero la plancia di gioco

Abbiamo detto che la scacchiera è la tavola di gioco; è quadrata; è divisa in 64 caselle dal colore alternato, scuro e chiaro, a ricordare il colore dei pezzi. Aggiungiamo che queste 64 caselle sono organizzate in 8 righe (dette “traverse“) e in 8 “colonne“. Le righe sono numerate da 1 a 8, mentre le colonne da ‘a’ ad ‘h’: queste denominazioni servono a facilitare la notazione delle mosse, giacchè nei tornei ufficiali ciascun giocatore deve annotare tutte le sue mosse su un verbale.

Ad essere precisi e rispettando le regole ufficiali, la scacchiera dovrebbe essere orientata in modo che la casella nell’angolo in basso a destra di ciascun giocatore sia di colore chiaro. Un’altra regola ufficiale ancora più pignola in fatto di scacchiera impone che questa abbia il lato compreso tra i 54,5 e i 56 mm.

I pezzi degli scacchi e il loro movimento sulla scacchiera

Abbiamo già elencati quali siano i pezzi degli scacchi e abbiamo spiegato la regola principale del gioco: che cioè un giocatore, nel corso del suo turno, non può muovere un suo pezzo in una casella già occupata da un altro pezzo del suo schieramento. L’altra regola fondamentale degli scacchi è che ogni pezzo si può muovere sulla scacchiera con precise modalità. Vediamole una per una.

Il pedone

mossa pedoneSui 16 pezzi di ogni schieramento, 8 sono pedoni. I pedoni sono la “fanteria” dell’esercito e si posizionano a protezione delle restanti “truppe”. Oltre ad essere il pezzo più presente sulla scacchiera, i pedoni hanno regole di movimento più sofisticate degli altri pezzi.

Innanzitutto, alla prima mossa della partita, se si sceglie di muovere un pedone, questo può muoversi di una o di due caselle in avanti, in base alla volontà del giocatore. Nelle mosse successive, però, il pedone può avanzare di solo una casella per mossa, sempre a patto che questa sia libera. Al contrario degli altri pezzi, infatti, che nel loro movimento possono occupare caselle occupate da un pezzo dell’avversario, catturandolo, il pedone può catturare un pezzo nemico solo muovendosi nelle due caselle poste diagonalmente rispetto alla sua posizione. In altre parole il pedone è l’unico pezzo degli scacchi che cattura in maniera differente rispetto a come si muove. Infatti non può muoversi diagonalmente se non per catturare. Inoltre il pedone, al contrario degli altri pezzi, non può muovere all’indietro.

L’ultima, ma non per importanza, regola che contraddistingue il pedone è la possibilità di promozione. Questa regola è tra le più utili e divertenti del gioco. Un pedone viene promosso quando raggiunge l’ottava riga, cioè la traversa all’estremo opposto rispetto al lato del giocatore, quella su cui l’avversario aveva schierato, a inizio partita, la seconda fila dei suoi pezzi. Se raggiunge il lato opposto della scacchiera il pedone viene promosso, cioè può essere sostituito con un pezzo dello stesso colore. Il pedone, insomma, si trasforma in regina, alfiere, torre o cavallo. Come chiunque abbia giocato a scacchi sa bene, quasi sempre il pedone viene promosso a regina, perché questo pezzo, come vedremo, è, nella pratica, il più forte.

La torre

mossa torreLe torri occupano i quattro angoli della scacchiera. Ogni giocatore ne possiede due che, va da sè, stanno ai due estremi della fila inferiore. La torre ha modalità di movimento piuttosto semplici, ma non per questo è un pezzo inferiore in quanto a forza. Si può muovere su una qualunque casella della stessa riga o della stessa colonna che occupa, a patto che per raggiungerla non incontri sul suo percorso una casella già occupata, sia da un pezzo amico che da un pezzo nemico. S’intende: se il pezzo è nemico, la torre può occupare il suo posto, “catturando” il pezzo, cioè eliminandolo dalla scacchiera.

La particolarità di questo pezzo è l’arrocco, una mossa speciale utilizzata in alcuni casi per proteggere il re. Ne tratteremo nel paragrafo dedicato.

Il cavallo

mossa cavalloIl cavallo è il pezzo più particolare degli scacchi, insieme al pedone. Le sue modalità di movimento sono infatti di un tipo unico, giacchè è l’unico pezzo che può “saltare” altri pezzi. Per capire come si muove il cavallo basta immaginare che occupi una casella centrale della scacchiera. Ora: lo vedete il quadrato composto dalle caselle adiacenti alla casella occupata dal cavallo? Qui il cavallo non può muoversi. Il cavallo si può muovere sulle caselle che compongono il quadrato ancora più esterno, ma non nelle caselle che appartengono alla sua traversa, alla sua colonna, o alle diagonali che passano per la casella che occupa. In questo senso il cavallo si muove spostandosi di due caselle in una direzione, e poi di una casella perpendicolare a questa direzione. In altre parole il cavallo si muove disegnando una specie di “L” sulla scacchiera. Ma come dicevamo, questa traiettoria è soltanto virtuale, perchè il cavallo ha il potere più unico che raro di “saltare” un eventuale pezzo che si trovi sulla sua traiettoria. Questo spiega perché il cavallo è l’unico pezzo, oltre al pedone, che può dare l’avvio ad una partita di scacchi! La sua strana mobilità, inoltre, lo rende un pezzo difficile da tenere in considerazione nella salvaguardia del proprio re.

L’alfiere

mossa alfiereL’alfiere, come la torre, ha una mobilità piuttosto semplice. Si può infatti muovere su una qualunque casella delle due diagonali che passano per la casa in cui si trova, sempre tenendo bene a mente che la traiettoria deve essere libera dagli altri pezzi. Curiosamente, ogni alfiere è caratterizzato dal colore della casella che occupa a inizio partita: dal momento che si muove solo diagonalmente, infatti, il colore delle caselle che potrà toccare durante la partita non cambia mai. Per questo motivo i giocatori sono solito identificare i propri due alfieri come “campochiaro” o “camposcuro“, a seconda del colore della casa che occupano a inizio partita. L’alfiere, come vedremo meglio in seguito, è molto noto per una delle strategie più conosciute (a livello dilettantistico) degli scacchi: la mossa del barbiere.

La regina

mossa reginaLa regina è il pezzo più forte di tutti ed è per questo che i pedoni che raggiungono la promozione solitamente si trasformano tutti in regine. La forza della regina sta nella sua possibilità di muoversi, a seconda delle scelte del giocatore, o come un alfiere, e quindi sulle diagonali, o come una torre, e quindi verticalmente od orizzontalmente. La regina, insomma, può andare dove gli pare. Non è un modo di dire: la regina in poche mosse può raggiungere tutte le caselle presenti sulla scacchiera. Ecco spiegata la sua forza.

Il re

mossa reAbbiamo già detto che il Re è il pezzo più importante del gioco, perché se “catturato”, la partita è persa. Stranamente, però, è contrariamente a quanto si potrebbe pensare data la sua importanza, il Re ha una mobilità piuttosto limitata, anche se molto varia. Il Re si può infatti muovere in una qualunque delle caselle adiacenti, anche diagonalmente. In questo senso il Re si muove come la regina, senonché si può spostare al massimo di una casella rispetto alla posizione che occupa, mentre la regina può spingersi fino alla parte opposta della scacchiera in una sola mossa.

Le condizioni di vittoria negli scacchi

Finora abbiamo detto che la partita si vince quando si “cattura” il Re avversario. In realtà non funziona proprio così. Il Re, ad essere precisi, non può venire mai catturato, ma solo minacciato. Tutti i pezzi degli scacchi possono essere minacciati: si dice che un pezzo è minacciato quando un pezzo avversario potrebbe catturarlo nella mossa successiva. Quando un suo pezzo è minacciato, insomma, il giocatore che vuole salvarlo lo deve spostare in un’altra casella, dove il pezzo non è minacciato da nessun pezzo avversario (o altrimenti può “catturare”, se possibile, il pezzo minacciante, così da prendere, diciamo così, due piccioni con una fava). Badate bene, però: il giocatore può scegliere se salvare il pezzo o se sacrificarlo, perché magari gli torna utile nella sua strategia.

Questa scelta può essere fatta per tutti i pezzi ad esclusione del re. Il re, quando è minacciato, è “sotto scacco“. E quando il re è sotto scacco il giocatore è costretto a salvare il re. Questo può avvenire nei due modi indicati in precedenza per gli altri pezzi sotto minaccia: può cioè spostarlo, secondo le sue modalità di movimento, in modo da andare ad occupare una casa dove non sarà più minacciato; o può “catturare” il pezzo minacciante, sia attraverso un suo movimento, sia attraverso la mossa di un pezzo amico. Un’altra soluzione, più estrema, è frapporre fra il re e il pezzo che minaccia scacco, un pezzo amico sacrificabile, in modo che sia quest’ultimo a subire l’eventuale cattura al posto del re.

C’è però un caso limite: la minaccia che non si può in nessun modo scampare. E’ lo scacco matto. Se il re non ha nessuna di queste opzioni disponibili (se cioè non può spostarsi in nessuna casella libera per superare lo scacco, se non c’è la possibilità di frapporre un pezzo amico fra il re e il pezzo avversario, se il pezzo avversario non si può catturare), la partita è conclusa e il giocatore che ha dato scacco matto vince.

Scacco: malattia. Scacco matto: morte!

Lo scacco matto, perciò, è l’obiettivo degli scacchi. D’altronde “scacco matto” deriva dall’arabo Shah Mat che, guardate un po’, significa proprio “il re è morto”!

Le condizioni di parità negli scacchi

Oltre alla vittoria, il gioco può terminare anche in parità, ossia, per usare un termine tecnico, in caso di patta. La patta si verifica in diversi casi:

  • quando restano soltanto i due re sulla scacchiera, data l’impossibilità di fare scacco matto, la partita è dichiarata patta;
  • quando, anche in presenza di altri pezzi oltre al re, è impossibile dare scacco matto; è il caso di re e cavallo contro re, o re e alfiere contro re (patta teorica);
  • quando uno dei due giocatori, nonostante non sia sotto scacco, è impossibilitato a muovere una qualunque sua pedina (patta per stallo);
  • quando un giocatore effettua una mossa che è l’ultima di una serie di 50 mosse consecutive dove non si sia catturato alcun pezzo, e dove non si è mosso nessun pedone (patta per la regola delle 50 mosse);
  • quando un giocatore effettua per tre volte, anche non consecutivamente, la stessa mossa durante la partita e il resto dei pezzi dello stesso genere e colore siano, in ognuna delle tre volte, nella stessa posizione (patta per ripetizione di mosse);
  • quando un giocatore propone la patta e l’avversario l’accetta (patta per accordo).

In tutti questi casi, verificata la condizione di patta, la partita è dichiarata conclusa, senza vincitori nè vinti.

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La posizione degli scacchi a inizio partita

pezzi scacchiLa disposizione dei pezzi a scacchi è identica ad ogni partita. I Bianchi e i Neri sono messi specularmente sulla scacchiera, sui lati opposti. Ogni esercito occupa le due righe agli estremi della scacchiera. La fila più avanzata è composta dagli 8 pedoni; la fila dietro ai pedoni, da sinistra a destra, è così costituita: torre, alfiere, cavallo, regina, re, cavallo, alfiere, torre.

Ogni giocatore sceglie un colore e un lato di gioco (della scacchiera).

Comincia il bianco.

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La prima partita a Scacchi

Prima di incominciare a giocare è opportuno fare delle prove di movimento di ogni pezzo e poi almeno una partita di prova.

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Considerazioni e opinioni sul gioco

Gli scacchi sono un gioco da tavolo dalla meccanica decisamente solida e rodata da centinaia di anni.

Questo gioco di società simmetrico e ad interazione diretta, come del resto quasi tutti i giochi per soli due giocatori, è completamente strategico e tattico.

Il fattore aleatorio è infatti completamente inesistente, come la dipendenza della lingua dato che ogni pezzo della scacchiera è contraddistinto solamente dal suo aspetto.

La durata complessiva di una partita dipende dalle abilità degli sfidanti, nel caso di partita equilibrata ci potrebbero volere anche ore, nel caso di predominante capacità in uno dei due giocatori il tempo di gioco si abbrevia notevolmente.

Le regole non sono complicate e il gioco è semplice da spiegare e comprendere, le tattiche, le strategie e le contromosse al contrario non sono così semplici e pian piano che sale il livello di abilità dei due contendenti ogni mossa potrebbe avere effetti decisamente a lungo termine. Per questo motivo in alcuni casi si potrebbe incorrere in dilatamento del tempo di gioco a causa di paralisi d’analisi di uno dei due giocatori ed infatti, nei tornei, viene utilizzato un orologio apposito a scandire il tempo di ogni partita.

Gli scacchi sono un gioco che può essere intavolato sin da tenera età (dai sei anni in su) e per il resto della vita, con semplicità e velocità, in quanto sia il set-up che il set-down di ogni partita porta via giusto qualche minuto.

L’ambientazione, che potrebbe variare in caso di versione localizzata a tema, in genere non è molto presente dato che stiamo parlando praticamente di un gioco astratto, pur se come accennato è quella di un campo di “guerra medievale”.

A seconda delle differenti versioni quindi scacchi potrebbe avere dei materiali scarni e stilizzati o preziosi e rifiniti, per intavolare comunque infinite partite in un gioco storico e dalla rigiocabilità decisamente totale.

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Trucchi di gioco

I giocatori di scacchi non hanno bisogno nè di trucchi, nè di fortuna. Non solo non ne hanno bisogno, ma non ne potrebbero disporre: i pochi elementi di gioco, le regole chiare e semplici, il rodaggio millenario di uno dei giochi più diffusi di sempre, tutte queste cose hanno fatto degli scacchi un gioco da tavolo di pura strategia, senza nessuna componente di aleatorietà. Non per nulla i campioni di scacchi sono uomini e donne stimate in tutto il mondo per la loro intelligenza.

Ora, se è vero che per giocare a scacchi basta l’intelligenza, è altrettanto vero che lo studio può supplire alle nostre mancanze. In altre parole, dal momento che la strategia negli scacchi non è altro che una combinazione di mosse per arrivare a sferrare, proprio come in una battaglia, gli attacchi agli obiettivi desiderati, per vincere in questo gioco in alternativa all’intelligenza (ma preferibilmente in accompagnamento a questa), può bastare lo studio sistematico delle varie possibili combinazioni dei pezzi sulla scacchiera. In questo senso, attraverso l’analisi di mosse e contromosse, nel corso dei secoli si è costituito un corpus di studi sul gioco degli scacchi tale che, ad oggi, molte partite tra professionisti ripetono semplicemente alcune strategie che si sono dimostrate vincenti nel tempo.

Gioca l’apertura come un libro, il centro partita come un mago ed il finale come una macchina. (Spiellman)

Le aperture

Tra le strategie più studiate vi sono quelle applicabili alla fase iniziale della partita, l’apertura. Questo è forse il momento più importante in quanto, dato il campo libero tra i due schieramenti, i pezzi potrebbero conquistare uno spazio vitale per lo sviluppo futuro del gioco. L’obiettivo dell’apertura consiste proprio in questo: nel disporre i propri pezzi, attraverso le prime mosse, in modo tale da riuscire a controllare il maggior numero di caselle possibili e insieme contrastare l’apertura dell’avversario. Per essere più precisi, ogni apertura tende a svolgere due compiti: controllare e occupare il centro della scacchiera, giacché dal centro ogni parte della scacchiera è più facilmente raggiungibile.

Data l’importanza, l’apertura è una delle fasi degli scacchi più studiate nel corso del tempo. Molte aperture portano i nomi di coloro i quali per primi le hanno utilizzate, altre del luogo fisico in cui sono state svolte, altre ancora della nazione nella quale gli studiosi le hanno pensate e rodate. Inoltre le aperture si distinguono per l’intenzione che le caratterizza: le aperture sono cioè catalogate con diversi nomi a seconda dell’uso che se ne fa. Se è il bianco ad impostare il gioco, si parla di “partita“; se è il nero a farlo, si dice “difesa“, ovviamente perché il nero, essendo il giocatore che inizia per ultimo, affronta teoricamente l'”attacco” già eseguito dall’avversario; si parla di “gambetto” quando uno dei due giocatori sacrifica un proprio pedone per scopi strategici; e di “controgambetto” quando uno dei due risponde con un gambetto ad un primo gambetto avversario.

Tra le aperture più famose e tutt’oggi più utilizzate, ricordiamo il “Gambetto di donna” (che è tra l’altro anche una delle più antiche aperture studiate: ne si parlava già nel 1400), la “Difesa siciliana” (che deve il suo nome al fatto che fu giocata per la prima volta in Italia nel 1500) e infine forse l’apertura più famosa di tutte, per la sua crudele semplicità: il “Matto del barbiere“. “Matto” e non uno dei nomi che elencavamo, perché quella del barbiere è un’apertura che consiste nell’arrivare allo scacco matto nel giro di pochissime mosse. E’ un’apertura che si usa fare contro i dilettanti, molto spesso incapaci di felici contromosse, per insegnare loro che negli scacchi un poco di conoscenza strategica basta per averla vinta.

L’arrocco

L’arrocco è l’unica mossa degli scacchi in cui il giocatore può muovere due propri pezzi in un singolo turno. I due pezzi che si muovono con l’arrocco sono il Re e una delle due torri. L’arrocco è una mossa molto usata per proteggere il proprio Re dietro alle “mura” costituite dai propri pedoni e può essere effettuata una sola volta a partita – ovviamente ognuno dei due giocatori ha un arrocco a disposizione.

L’arrocco si esegue spostando il Re di due caselle verso la torre scelta, mentre questa, appunto nello stesso turno e in contemporanea, gli si mette a fianco dall’altra parte. Quindi, utilizzando l’arrocco, il Re si avvicinerà ad uno degli angoli della scacchiera, barricato a fianco della torre e dietro la fila dei propri pedoni. Spesse volte una partita si vince nel momento in cui si riesce a scardinare l’arrocco nemico.

Per utilizzare l’arrocco c’è però bisogno che siano soddisfatte alcune condizioni:

  • il Re non dev’essere ancora stato mosso;
  • la Torre non dev’essere ancora stata mossa;
  • il Re non dev’essere sotto scacco nè nella casella di partenza, nè in quella d’arrivo, nè, durante il movimento dell’arrocco, può attraversare caselle nelle quali sarebbe sotto scacco;
  • fra Torre e Re la traiettoria deve essere sgombra da pezzi amici o nemici.

Le strategie più utilizzate

Aperture e arrocco costituiscono due possibili strategie per sviluppare il gioco a proprio vantaggio. In generale, comunque, possiamo dire che la strategia consiste nell’ideare e portare avanti un piano per vincere. Questa definizione di strategia si può applicare, beninteso, sia agli scacchi sia, ad esempio, alla guerra; per quanto riguarda lo specifico degli scacchi, il piano strategico è quel piano che idealmente ti aiuta a vincere la partita attraverso la dislocazione dei pezzi sulla scacchiera, in modo tale da creare le condizioni migliori per attaccare o difendere in una qualunque delle fasi della partita (convenzionalmente tre: l’apertura, il mediogioco, il finale).

Una mossa cattiva può rovinarne 40 ben giocate. (Horowitz)

Come dicevamo, apertura e arrocco sono due delle possibili strategie praticabili in partita. Ma ve ne sono altre, come la conquista delle caselle forti, cioè quelle case vicine alle linee nemiche, ma al riparo dall’attacco dei suoi pedoni; o come la conquista del centro, di cui avevamo già parlato perché è una strategia che interessa anche la fase dell’apertura. Più specifiche sono invece strategie come quelle che sfruttano “la colonna aperta“: una colonna si dice aperta se su di essa non vi è alcun pedone, semiaperta se vi sono solo pedoni di uno dei due schieramenti. Com’è facile intuire, e come chiunque abbia giocato qualche volta a scacchi può ricordare, dominare una di queste colonne con una delle proprie torri è un gran privilegio: la torre può muoversi da una parte all’altra della scacchiera, catturando chiunque si metta in mezzo. Altra strategia riguarda la struttura pedonale, cioè la configurazione dei pedoni sulla scacchiera; dal momento che i pedoni faticano a muoversi nel corso della partita, dato che la loro mobilità è la più limitata tra i pezzi disponibili, la struttura pedonale può rivelarsi strategicamente importantissima per l’evolversi della partita, soprattutto nel mediogioco, cioè nella fase centrale della partita.

Un vero giocatore di scacchi preferisce una bella partita ad una vittoria. (F. Arrabal)

Il discorso si fa più complesso per quanto riguarda le strategie nel finale della partita. Qui l’imprevedibilità delle posizioni sulla scacchiera è grande, e perciò è più difficile sistematizzare strategie. Questo discorso non riguarda i finali in cui uno dei due giocatori è in netto vantaggio: qui la strategia vincente consiste semplicemente, per lui, nel controllare il gioco, ossia nell’evitare di commettere errori che permettano al nemico, che si trova in svantaggio, di raggiungere la patta.

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Curiosità sugli Scacchi

scacco mattoGli scacchi sono un gioco così antico e così popolare che sul suo conto si dicono tante cose.

Leggende, miti, riferimenti culturali, in letteratura e nel cinema, e un’infinità di aneddoti curiosi. Pensiamo ad esempio alla partita tra due dei più importanti fisici della storia, Albert Einstein e Oppenheimer (vinse Einstein), o alla partita più breve possibile (fortunatamente mai svoltasi ad alti livelli) in cui, nel giro di due mosse, il Nero può vincere la partita a causa del dilettantismo del Bianco – non per nulla quest’apertura si chiama simpaticamente “il Matto dell’imbecille“.

Una convenzione, nel gioco degli scacchi, è in caso di scacco matto di segnalare la sconfitta rovesciando il proprio re sul fianco.

Origini degli scacchi

Come ogni grande tradizione che si rispetti, anche quella della nascita degli scacchi ha la sua leggenda. Si dice infatti che un antico re indù, Iadava, durante una battaglia fu costretto, per una questione strategica, a sacrificare il figlio per raggiungere la vittoria contro il nemico. Dopo la vittoria, però, i rimorsi furono tanti; così il re provò e riprovò lo schema della battaglia, per cercare di capire se vi sarebbe stato un modo di vincere senza sacrificare il suo amato figlio. A venirgli in aiuto fu un brahmano, Lahur Sessa, che gli presentò un gioco da lui inventato: gli scacchi. Attraverso il gioco il re si convinse infine che non ci sarebbe stato modo di vincere quella battaglia senza sacrificare un pezzo, cioè suo figlio. Il re si mise il cuore in pace.

La leggenda, al di là del racconto mitico della battaglia e del brahmano, non è troppo lontana dalle verità conosciute attraverso la ricostruzione delle fonti storiche attendibili. Il gioco degli scacchi, almeno prototipicamente, è infatti veramente nato in India, attorno al VI secolo. Il gioco ebbe vasto successo e piano piano si diffuse in tutte le regioni asiatiche, fino a raggiungere i Persiani; si mosse poi verso gli Arabi che, allora in costante contatto con l’Europa, a noi lo trasmisero. Questo percorso e questa storia sembrano giustificare l’etimologia del termine “scacchi”, per la sua derivazione dal persiano “shah”. Comunque, attorno all’anno 1000, il gioco degli scacchi era ormai diffuso in tutta Europa e verso la fine del XV secolo agli scacchi vengono fissate le regole definitive che perdurano fino ad oggi.

Gli Scacchi nella letteratura

alice scacchiLa cultura occidentale è tutta intrisa di riferimenti agli scacchi. Grandi, grandissimi e piccoli autori hanno citato nei loro romanzi, nei loro quadri, nei loro film il gioco. Per quanto riguarda la letteratura, il primo e più ovvio riferimento è ad “Alice nel paese delle meraviglie“, ovviamente, in cui tutto il secondo libro non è altro che la rappresentazione di una lunghissima partita a scacchi – pur se in una variante con licenza poetica, nonostante abbia poi dato vita ad una variante reale del gioco.

Ma non è soltanto Lewis Carroll ad aver fatto girare la sua immaginazione attorno agli scacchi. Questo studio di Claudio Ruggerini presenta una lista di 36 pagine di citazioni scacchiste da parte dei più grandi autori che la nostra cultura ha sfornato. Si va da Omero a Don Lorenzo Milani, da Ho Chi Min a Dante, passando per Primo Levi, Edgar Allen Poe (che ad un giocatore di scacchi dedicò il suo racconto “Il giocatore di scacchi di Maelzel”), Calvino, Goethe e molti, moltissimi altri. Non è un caso: gli scacchi sono stati il nutrimento di grandi e piccini, ieri, oggi e lo saranno probabilmente domani.

Gli scacchi al cinema

Così come in letteratura, anche nelle arti visive gli scacchi sono stati protagonista o personaggio secondario per diversi autori. Lasciando da parte i documentari sui giocatori più grandi di sempre (vedi “Game Over: Kasparov and the Machine” o “The prince of chess”), molti film di finzione hanno usato gli scacchi come soggetto principale della trama: abbiamo quindi film sui bambini prodigio (“Knight to F4”), cartoni (“Chess-Nuts”, “Tournament”), cortometraggi (“La febbre degli scacchi” dell’importantissimo Pudovkin, “The chess set”) e persino uno dei primi film della storia del cinema “A Chess Dispute”, del 1903!

Sono invece un’infinità i film in cui gli scacchi compaiono per il tempo di una partita, molte volte allegorica (è il caso della famosissima sequenza della partita a scacchi con la Morte, ne “Il settimo sigillo” del grandissimo Ingmar Bergman), altre volte in versione sperimentale (“At Land” di Maya Deren), più spesso come semplice scena d’intermezzo (magari memorabile, come nel caso della partita fra Hal e Frank in “2001: Odissea nello spazio” di Kubrick).

Ad ogni modo, come si può intuire dai pochi titoli che abbiamo già citato, gli scacchi rappresentano una specie di costante a tutte le latitudini e nel corso di tutta la storia del cinema. Non solo grandi registi occidentali, come Bergman e Deren, ma anche asiatici (Daisuke Ito) o indiani (Satyajit Ray in “Shatranj Ke Khilari”), in tutto il mondo gli scacchi hanno avuto una parte.

Intelligenza artificiale e scacchi

Tradurre le secolari conoscenze tattico-strategiche sugli scacchi nel linguaggio binario dei computer è sempre stato uno dei sogni della scienza e dei giocatori stessi. La ragione è molto semplice: gli scacchi sono un gioco competitivo, in cui chi vince lascia trasparire una certa superiorità intellettuale – o per lo meno di un certo tipo di intelligenza. Ora: l’idea che attraverso gli scacchi si possa decidere se sia più intelligente la macchina o l’uomo, capite, è intrigante. Proprio per questa volontà di sfida e di mettere alla prova la propria intelligenza, da sempre gli uomini hanno tentato di realizzare intelligenze artificiali capaci di giocare a scacchi.

In realtà il primo tentativo di questo genere si ha già nel 1700. Chiariamo da subito che questa non è una leggenda, ma una storia che, per quanto incredibile, ha del vero.
Siamo in Europa, gli scacchi sono già parte integrante della cultura da secoli e grandi studi sono già stati fatti, grandi campioni già stimati. Un giorno un signore a noi sconosciuto presentò a una fiera un automa scacchista, cioè una macchina che attraverso un complesso sistema di ingranaggi e rotelle, poteva sfidare gli esseri umani al gioco degli scacchi. L’automa era conosciuto come il Turco per il peculiare aspetto che aveva. Il Turco vinceva spesso, tanto spesso che divenne celebre e le sue partite vennero studiate da grandi giocatori dell’epoca. La fama crebbe tanto che re Federico II di Prussia, appassionato di scacchi, decise di acquistare l’automa. Una volta acquistato, ecco scoperto l’inganno: dentro al Turco stava un nano, padrone dell’arte degli scacchi. Questi, avvisato attraverso particolari meccanismi delle mosse svolte sulla scacchiera, muoveva i suoi fili e spostava i suoi pezzi!

Dal ‘700 ad oggi molto è cambiato. Il sogno di costruire un’intelligenza artificiale in grado di giocare correttamente a scacchi per sfidare i campioni non tramontò mai. Oggi, tutti lo sanno, i programmi e le app dedicate al gioco sono un’infinità: è chiaro quindi che il sogno si è realizzato. Ma quanto sono forti queste intelligenze artificiali? Ebbene, proprio per verificarlo, quando negli anni ’90 i computer iniziavano ad essere relativamente potenti, si pensò di far disputare una gara ufficiale tra il giocatore più forte dell’epoca (e forse di sempre), Greg Kasparov e uno dei più potenti supercalcolatori dell’epoca, il Deep Blue della IBM. Questa sfida è entrata nella storia. Prima di raccontarvela, però, facciamo due passi indietro.

Era già dagli anni ’80 che i computer vincevano tornei vari. Il primo, nel 1981, fu Cray, supercomputer che vinse il Campionato del Mississipi. Questo, certo, era un torneo cui partecipavano solo piccoli professionisti e quando i giocatori più esperti, intrigati dalla cosa, iniziarono a sfidare i supercomputer, ne ebbero sempre ragione. Fino al 1996: Deep Blue vs Kasparov. Il match fu giocato sulla base delle regole classiche da torneo FIDE. La partita finì 4 a 2 per Kasparov. Kasparov, dopo la partita, sull’onda dell’entusiasmo, disse che prima del 2000 nessuna macchina sarebbe riuscita a batterlo. Fu smentito un solo anno dopo. Nel 1997 Deep Blue battè Kasparov 3,5 a 2,5.

Gli scacchi negli ultimi anni

Analizziamo ora come questo famoso gioco da tavolo si difende nel corso degli anni.

Per farlo, come nostra consuetudine in maniera scientifica, utilizziamo Google Trends uno strumento utile a comprendere quanto e come vengono ricercati alcuni termini sul motore di ricerca più usato al mondo.

Al mondo, dal 2014 ad oggi (2018), possiamo vedere che gli scacchi sono un interesse in lieve declino, questo perché a fianco di questo gioco da tavolo ne sono comparsi davvero molti. Naturalmente la spiegazione non è così semplice, ma ha molte più sfaccettature.

trend scacchi mondo

Ad esempio gli scacchi sono stati uno dei primi giochi sviluppati al computer e poi online, ma con il tempo sono stati realizzati molti altri giochi e per questo le ricerche si sono concentrate altrove.

trend scacchi italia

In Italia, come possiamo vedere e nella stessa fascia di tempo analizzata precedentemente, l’interesse per l’argomento segue lo stesso trend, in discesa ma ancora con volumi di ricerca decisamente notevoli e molto più elevati rispetto a qualunque altro gioco da tavolo.

Se proviamo a vedere l’interesse, manifestato dagli utenti, per gli Scacchi e confrontandolo con altri due termini di ricerca di elevato interesse e relativi ai giochi di società, ovvero RisiKo! e giochi da tavolo ci rendiamo conto che rimane sempre un argomento di molto più interesse rispetto a qualunque altra cosa in questo ludico settore.

confronto scacchi altri giochi

Altra analisi che è possibile fare è come, nelle diverse regioni di Italia, venga ricercato il termine correlato a questo gioco da tavolo per due giocatori.

Scopriamo così che in Puglia e a seguire nelle Marche vi sia più interesse per questo gioco.

interesse scacchi regione ultimi 12 mesi

Segmentando in maniera più profonda scopriamo poi che tra le diverse città d’Italia a Lido di Pomposa vi è la più elevata ricerca.

Analizzandone il motivo si vanno così a scoprire interessanti informazioni. Il Lido di Pomposa è nei pressi del Lido degli Scacchi, sono località balneare in provincia di Ferrara in Emilia Romagna appartenenti ai sette Lidi di Comacchio. Nel dettaglio il Lido degli Scacchi assume questo appellativo perché nel 1509, a seguito di un sanguinoso conflitto tra la milizia Ferrarese e quella Veneziana, venne insignito del titolo “cavaliere degli Scacchi” grazie alla sua efficace strategie adottata sul campo di battaglia

interesse scacchi città ultimi 12 mesi

Questo episodio ci fa quindi riflettere di come sia un dato di fatto che il gioco degli scacchi sia un profondo gioco da tavolo strategico.

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Obiettivo didattico di Scacchi

Gli scacchi non sono un semplice gioco da tavolo. Già soltanto il fatto che non vi sia componente aleatoria la dice lunga sulla complessità di un gioco che, non per nulla, si studia e gioca da millenni, amatorialmente e professionalmente. Gli scacchi, a ben vedere, pur essendo un semplice gioco, offrono ai giocatori insegnamenti che vanno molto oltre la componente ludica. Gli scacchi obbligano alla concentrazione, innanzitutto. Insegnano la logica. Offrono conoscenze tattico-strategiche avanzate, la pianificazione a lungo termine. Stimolano la riflessione deduttiva. Tutte queste abilità che è possibile acquisire con gli scacchi non si limitano a migliorare le prestazioni del giocatore nel gioco, ma, come tutti gli insegnamenti, rimangono per sempre nel bagaglio intellettuale della persona che li ha imparati.

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I tornei di scacchi

Come tutti i giochi che si rispettino, anche gli scacchi hanno i loro tornei ufficiosi e ufficiali, il più importante dei quali non è altro che il campionato del mondo. Questi tornei impongono un regolamento ben preciso da rispettare. Regola principale dei tornei FIDE (questa la sigla della Federazione scacchistica internazionale) è il controllo del tempo. Tutti i giocatori, nei tornei, devono infatti rispettare i tempi imposti dal regolamento.

Il controllo del tempo si verifica tramite un particolare tipo di orologio per scacchi (l’orologio Fischer) che segna il tempo a disposizione per ogni giocatore.

L’orologio, analogico o digitale ha un doppio display, uno per ogni giocatore e al di sopra un bottone per ognuno dei due partecipanti. Quando un giocatore preme sul proprio bottone blocca il proprio tempo e fa partire quello dell’avversario. Infatti, a seconda della modalità della partita in corso, il giocatore deve sempre controllare quanto tempo a disposizione ha per effettuare la sua mossa. Le modalità di gioco classiche sono il bullet, in cui ogni giocatore ha 1 o 2 minuti a disposizione; il blitz, tra i 2 e i 10 minuti a disposizione (solitamente 5 o 3 minuti) e la partita rapid, che permette al giocatore tempi che vanno dai 10 minuti all’ora (solitamente 15 o 25 minuti). La partita che Kasparov giocò contro Deep Blue venne effettuata in quest’ultima modalità, perché si riteneva (ed era stato provato) che i computer eccellessero, per ovvi motivi, nelle cadenze (così si chiamano le modalità elencate) blitz e bullet, mentre le vere abilità di un giocatore di scacchi emergono soltanto attraverso il ragionamento permesso dalla cadenza lenta della partita rapid.

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Differenti versioni/edizioni o espansioni

Ovviamente il gioco di scacchi non si limita alla normativa da torneo ufficiale. D’altronde la storia millenaria del gioco ne ha permesso permutazioni infinite, permettendo l’ideazione di versioni del gioco originali e particolari – e ovviamente, soprattutto assurde e strane! A cambiare in tutte queste versioni molto spesso è semplicemente il supporto: esistono infatti scacchiere di ogni genere e tipo – fisiche o digitali che siano. Le versioni che noi andiamo ad approfondire, però, sono due e di tipo più particolare: gli scacchi 3D e lo scacchipugilato.

La scacchiera elettronica

La scacchiera elettronica permette di allenarsi o di imparare a giocare da soli o in compagnia.

Un microcomputer, legato a dei sensori sulla scacchiera, suggerirà le mosse o muoverà il nostro avversario a livelli di difficoltà differenti.

In rete è possibile trovare diversi modelli di scacchiere elettroniche ma generalmente tutte le versioni evidenziano, mediante led, dove muovere un determinato pezzo.

In base alla cifra che si spende nell’acquisto si avrà una scacchiera e pezzi più o meno rifiniti.

Scacchipugilato o chessboxing

La storia del chessboxing (scacchipugilato, appunto) è decisamente atipica. Nasce nel 1992, in una graphic novel di Enki Bilal.

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Nel 2001, Iepe Rubingh, ispirandosi dal libro, ideò lo sport che ad oggi ha una sua organizzazione internazionale. Ad ogni modo, il chessboxing, come da nome, è uno sport che combina gli scacchi alla boxe. Se nella graphic novel dell’ideatore i due sport si praticavano una volta soltanto, nella chessboxing i due giocatori alternano ripetutamente ad una ripresa di boxe, un round di scacchi. Come si perde? E’ ovvio: per knockout, per scaccomatto, o per raggiungimento del tempo massimo a disposizione (la partita può anche finire a discrezione dell’arbitro).

La versione da viaggio degli Scacchi

Questo classico gioco da tavolo permette di essere trasportato con estrema semplicità, dato i materiali con cui si gioca.

Nel dettaglio in commercio si trovano moltissime versioni degli scacchi adatte sia ad essere trasportate con semplicità che per essere giocate in movimento.

In particolare, in quasi tutte le versioni da viaggio degli scacchi, il contenitore dei diversi pezzi si apre a metà diventando il piano di gioco e in molti casi le pedine hanno il fondo magnetico, in maniera tale da poter rimanere attaccate al piano di gioco laminato.

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Scacchiere particolari tratte dal cinema

Data la storicità di questo gioco da tavolo, come abbiamo visto viene utilizzato in molti film.

Per questo motivo in commercio possiamo trovare direttamente le scacchierete utilizzate nelle pellicole cinematografiche (ad esempio gli scacchi dei maghi di Harry Potter) o ispirate ai film.

Gli scacchi 3d o tridimensionali

star trek scacchi 3dUna menzione va agli scacchi 3d che diventano di pubblico dominio grazie alla serie televisiva di Star Trek, pur se presenti nel panorama ludico dalla fine del 1900.

Pur se nella serie televisiva non vengono descritte le regole nel dettaglio gli appassionati di Star Trek ne hanno codificato le meccaniche di gioco e per questo in commercio è possibile trovare i supporti per poter giocare, dal prezzo non proprio alla portata di ognuno.

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